02 dic 2012

Deadlight



Nell'ultimo anno sempre più di frequente titoli indipendenti sviluppati da piccoli gruppi di sviluppatori arricchiscono gli store virtuali distinguendosi per prezzi accessibili (da 3 a 15€ ) giocabilità interessanti e comparti grafici con personalità. 
Per la maggior parte si tratta di piccole opere divertenti ma insignificanti nel panorama videolugico mentre  altre diventano punti di riferimento della categoria (ne sono un esempio "Limbo" e "the bindind of Isaac" o il recente "Mark of the Ninja") .
Deadlight prodotto da Tequila Works prova a entrare nella lista dei migliori giochi indipendenti dell'anno, ma ecco perchè non ci riesce.

Deadstory

La storia di Deadlight è molto semplice: impersoneremo Randall Wayne un ex sceriffo della piccola cittadina canadese  Hope. La sua esistenza pacifica, esattamente come quella di tutto il mondo, viene stravolta da un improvvisa epidemia che trasforma i morti in zombie, qui chiamati originalmente: ombre. Un nome azzeccato sopratutto perché il punto forte del gioco è il comparto grafico e senza entrare troppo nel dettaglio, diciamo che i giochi di luce tendono a trasformare tutti i personaggi e nemici del gioco in sagome scure, come ombre appunto. 
Randall non è in casa quando i primi infetti canadesi raggiungono casa sua e per questo sarà costretto a vagare a lungo alla ricerca di sua moglie e sua figlia scampate all'assalto. L'avventura inizia 4 mesi dopo quel giorno e il nostro scopo sara quello di ricongiungere Randall alla sua famiglia.
La storia è semplice e serve a conferire un senso di "fretta" ed inquietudine durante la sessione di gioco. La preoccupazione di Randall di non riuscire a raggiungere i propri cari in tempo darà una forte accelerata allo stile di gioco che ci vedrà molto spesso correre velocemente da una parte all'altra dello schermo, saltando ostacoli, ombre e precipizi. 
La trama è ampliata e "dettagliata" grazie ad un diario personale di Randall che racconta i mesi precedenti all'evento di inizio gioco. Le pagine del diario sono disseminate nei diversi livelli di gioco e raccoglierle tutte aiuterà a comprendere meglio alcuni passaggi oltre che la psiche del protagonista. Una chicca interessante (sopratutto alcune pagine scarabocchiate o alcuni disegni) ma niente di veramente impressionante. Da segnalare infine che le sequenze animate tra un capitolo e l'altro sono realizzate con disegni stile fumetto.
In generale tra originalità della trama e profondità del racconto. si poteva fare di meglio.

Deadplay

Passando invece al punto centrale del gioco, ossia la giocabilità, posso dire che il gioco riesce a divertire, ma mai ad entusiasmare. Deadlight è un classico platform a scorrimento laterale (infondo neanche tanto diverso da Prince of Persia dell'89' come genere) con frequente sequenze in cui è fondamentale il tempismo per fuggire da ombre o soffitti in caduta libera. Poche invece gli sconti e i combattimenti, cosa che marca di più la definizione "platform survival" in cui i proiettili saranno veramente pochi (come le nostre possibilità di sopravvivere ad uno scontro frontale con un ombra) e dovremo preferire ancora una volta la meteria grigia. Parte del divertimento sarà infatti trovare un modo di scappare o di uccidere le ombre senza mai affrontarle apertamente. Potremo richiamarle a noi e farle precipitare in un buco nel pavimento o fargli cadere in testa un automobile. Tralasciando qualche baco nel sistema di controllo riscontrato sopratutto nelle poche sequenze frustanti del gioco dove non è concesso perdere neanche un decimo di secondo (!!), in generale la giocabilità soddisfa e riesce a trasmettere appieno la sensazione di "fretta" e premura che vive il protagonista in prima persona. Fretta e premura che ovviamente evidenziano il principale problema del gioco: la durata. 3 ore circa per finire il gioco al 90% (perdendo quindi qualche piccolo segreto) sono abbastanza per divertirsi un pò ma non sono abbastanza per innamorarsi del gioco che sembra più la prima parte di un gioco più grande. La varietà delle situazioni è assicurata, ma arrivati infondo ci si domanda se non manchi qualcosa. Bravi i Tequila Works, ma chiedere ben 12€ per giocare a malapena un pomeriggio è un pò tantino. Allungare il brodino forse avrebbe reso la zuppa più soddisfacente.

Deadtech

Il comparto grafico e sonoro del gioco meritano un discorso a parte. Ho comprato espressamente questo gioco per le immagine di anteprima e per il suo motore grafico (Unreal Engine 3!) quindi non è che potessi aspettarmi delusioni su questo aspetto. E in effetti, per le ben 4 ore di gioco, a livello grafico questo gioco soddisfa pienamente. Non solo i modelli 3d sono semplici ma curati, ma i giochi di luce riprodotti sullo schermo, con innumerevoli chicche come i riflessi dei raggi del sole attraverso finestre o delle nubi scure. Orgasmico. 
Questo tocco di classe ovviamente implica anche la necessità di un processore e di un GPU abbastanza veloci. I requisiti raccomandati infatti citano:
  • Processor:Intel Core 2 Duo 2GHz+ or better
  • Memory:4 GB RAM
  • Graphics:512MB Video Card or better
Il gioco comunque a parte due o tre scene non spremerà mai in modo particolare la vostra macchina. 

Deadvertict

Dead. Morto. Non me la sento di bocciarlo in toto, ma devo essere onesto, mi aspettavo di più. Ok la grafica e l'ambientazione in cui ci si muove, ma tutto il resto manca di spessore e di vera personalità e complessità, in primis gli enigmi (mai impegnativi) e gli scontri (troppo facile fregare l'avversario).
Infine il costo proposto è sproporzionato (con 2 euro in più ci si procura I AM ALIVE di Ubisoft), ma perfortuna ho sfruttato i saldi autunnali di Steam per procurarmelo al 50%. Il prezzo giusto penso sia tra i 4 e 6€ senza esagerare. 


Voto generale 7 , mentre a Tequila Works do un bel 8 pieno, sperando che migliorino nel prossimo progetto. 





27 nov 2012

Assassin Creed: Art (R) Evolution - La mostra che si nasconde nell'ombra


Dopo un continuo rimandare, alla fine mi sono presentato alla mostra temporanea interamente dedicata ad Assassin Creed presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano (M2 Sant. Ambrogio). 

Tanta pubblicità, tanta attesa, tanto buio

La mostra era preceduta da un attenzione mediatica stratosferica: era pubblicizzata su cartelloni pubblicitari di Milano, su molti giornali, molti blog hanno prodotto una mini introduzione, era possibile scaricare un applicazione dedicata (Android e iOS), il sito ufficiale era dettagliatissimo e mostrava immagini e video delle altre mostre precedenti (A Roma e allo WOW di Milano) oltre ad un interessante backstage.  Una volta entrato nel museo e pagato il prezzo del biglietto per visitare l'intero museo, ho girato una ventina di minuti (un pò per incapacità, un pò per mancanza di informazioni) alla ricerca della sala "mostre temporanee" perchè all'interno del museo tutto il clamore, la supernazionalità e l'importanza culturale dell'esposizione  era svanita di colpo. Trattata come un opera qualunque, nessun cartello indicava la direzione da prendere.



Non solo, la sala mostre, non appena trovata si mostrava per metà celata nell'oscurità. Il grande stanzone di almeno 20 metri quadri era illuminato solo in prossimità dei gruppi di ritratti più grossi, mentre gli altri elementi della stanza erano lasciati in penombra o completamente avvolti dall'oscurità. Per leggere un paio di didascalie ho dovuto usare una luce personale. Raccapricciante.

Arte, Tecnologia e fuffa

Parlando di contenuti invece devo dire che la mostra è riuscita in 2 cose:


  • Affascinare con i dipinti su tela dei personaggi e paesaggi della serie
  • Fornire un insieme completo e dettagliato (anche troppo) dell'universo del gioco, partendo dalla storia, passando per i filmati video alla prova su pc dell'ultimo capitolo della saga
Bisogna ammettere che le didascalie erano un pò troppo dettagliate (gradevoli per un appassionato ma praticamente nessuno, me escluso, in mezzora si è letto 4 pagine A4 di storia della saga) accompagnati poi da tecnologici codici QR per integrare le informazioni con un analisi storica dei personaggi menzionati. Insomma il classico caso in cui il troppo stroppia.
I dipinti erano incantevoli e di certo rappresentano il pezzo forte della collezione, insieme alla riproduzione in miniatura della macchina volante di Leonardo e la prova "dal vivo" dell'ultimo capitolo.



Il problema però è che non c'era continuità nella mostra, mancava un vero filo conduttore che riuscisse a collegare i differenti gruppi di opere. Per chi conosceva bene la storia si distingueva con chiarezza il materiale proveniente dal primo capitolo (Gerusalemme) il secondo capitolo (Firenze e Venezia) il terzo capitolo (Roma) e alcuni riferimenti ai momenti di "incontro tra realtà", dove cioè i vari Assassini si incontrano per scambiarsi informazioni. Per chiunque altro alcuni salti temporali e spaziali potevano disorientare un pò.

La Fuffa

Non me ne vogliano gli organizzatori e gli artisti che hanno lavorato duro per realizzare l'opera però bisogna ammettere che un quarto dello spazio della mostra era occupato da due cose assurde:
  • La macchina dei ritratti occupava un sacco di spazio (si intravede qui sotto) ed è un prodotto che artisticamente dice poco o nulla anche se il  legame con il gioco è molto chiaro

  • Il proiettore di luci distorte, che ricordava tanto uno di quei filmati per il lavaggio del cervello, era veramente inutile e disturbante

Il Verdetto

Sono uscito dalla stanza, nonostante tutto, soddisfatto. L'idea è buona, i materiali esposti di qualità, l'insieme di informazioni era completo e poter provare il gioco è una cosa che aiuta molto i nuovi arrivati a comprendere il contesto.
Le pecche restano, sopratutto perchè la qualità dell'illuminazione dovrebbe essere  la base per un esposizione in un museo, ma sono riuscito a perdonare anche questo.

Requiescas in pacem.

Sito Ufficiale: http://acartrevolution.com/
Foto prese da: http://acartrevolution.com/gallery/









14 nov 2012

Android 4.2 Jelly Bean su Nexus 7

Questa notte quasi per magia è arrivato sul mio Nexus 7 l'atteso aggiornamento 4.2 di Android.

Ricapitolo brevemente cosa è cambiato (dopo neanche 4 ore di prova) e cosa ho potuto effettivamente provare.

Qui invece, l'elenco delle novità annunciate per intero: http://www.android.com/whatsnew

Multiutente

La novità più importante e sicuramente quella di cui più ho sentito il bisogno condividendo il table spesso l'uso con qualcun altro.
L'aggiunta della nuova utenza è semplice e permette di "installare" un altro account google sul telefono.  Le applicazioni sono installate una volta sola, ma per i dettagli dovrete aspettare qualche giorno di prova in più. Nella lock screen poi è possibile scegliere l'utenza cliccandoci semplicemente sopra.
Ho notato un pò di "lentezza" nel passare da un utente all'altro (pochi secondi di blocco appena cambiato utente, una barra delle notifiche aggiornata al rallentatore per esempio). Opzione carina che proverò approfonditamente nei prossimi giorni.

Barra Notifiche duplice e notifiche compresse

La barra notifiche ora è divisa in due parti: 

  • la prima apre una tendina trascinando verso il basso la barra superiore a sinistra (dove di solito ci sono le iconcine delle applicazioni relative). Esattamente come prima, avremo l'elenco infinito delle notifiche per applicazione, con la differenza che ora i dettagli (come le mail non lette per Gmail, il dettaglio dell'ultimissima notizia di News Republic) compariranno compressi, ed espandibili con il classico drag verso il basso (il medesimo movimento per aprire la tendina notifiche).
  • Ora però aprire la tendina delle notifiche partendo dal lato destro dello schermo (nella zona dove di solito ci sono le icone del wifi, dello stato della batteria e l'ora) comparirà un utile pannello di controllo delle funzioni di base come l'impostazione della luminosità, i dettagli della batteria, la modalità aereo eccetera. Personalmente trovo questa aggiunta utilissima.

Personalizzazione della Home all'ennesima potenza

Già con la 4.1, Google aveva introdotto un sistema di ordinamento e gestione delle icone e dei widget fenomenale, ora è diventato tutto ancora più semplice e personalizzabile. Si può scegliere quanto spazio (anche vuoto) far occupare ad un widget, mentre il riordino automatico (cioè quando gli altri widget o icone si spostano da sole quando si scontrano con il widget in movimento) è ancora più fluido e "bello".

Lock Screen anzi Lock ScreenS

Sembra che la parola d'ordine dell'aggiornamento 4.2 sia: SCELTA e DINAMICITA'.

Ora anche la lock screen può essere personalizzata. Oltre all'orologio possiamo inserire altri pannelli (visibili scorrendo come le pagine della home i "pannelli") come il calendario o le email. Niente di stravolgente ma sono sicuro che presto si potranno aggiungere un sacco di altri tipi di pannelli.

Cambia anche il modo di sbloccare la home, separando il lucchetto dal pulsante "Google Now" che è posizionato più in basso e appunto separato dal lucchetto sblocca schermo che ora svolge la sua funzione in qualunque posizione venga portato sulla circonferenza della sua sfera.

 Daydream: Ossia come trasformare il tablet in un oggetto da esposizione

Personalmente l'idea più "fighetta" che mi ha colpito. Grazie anche qui a un infinito numero di opzioni è possibile abilitare la modalità Daydream che non è altro che un "salvaschermo" vecchio stile ma con componenti molto moderni. Oltre alla solita galleria dinamica di foto (prelevate da ogni galleria immagine abbiate visitato o possediate sul tablet o nel vostro account Google on the cloud) è possibile per esempio mostrare le ultime notizie (con simpatiche animazioni), una selezione di copertine di libri e cd musicali, l'orologio, ecc. Molto accattivante.

Swype sempre attivo in automatico

Non che mi faccia impazzire come metodo di scrittura, ma di passi avanti ne sono stati fatti parecchi. Siamo sempre liberi di disattivare questa opzione

Nelle prossime settimane qualche opinione più approfondita ;)


Splinter cell: conviction

Il meno stealth è più cattivo Sam di sempre

UNA LUCE NELL'OMBRA

Avete in mente quella sensazione di aver appena comprato un pessimo prodotto solo perché la pubblicità ne parlava bene? Ecco questa sensazione l'avete per almeno le prime 4 missioni del gioco, poi l'ultimo episodio di Splinter Cell decolla e non vorrete scendere fino alla fine del viaggio.

Sicuramente il più facile e meno esigente di tutta la saga,  questo capitolo si contraddistingue da un leggero depotenziamento degli strumenti a nostra disposizione. Sam non lavora più per il governo e 3rd Echelon ma solo per sé stesso. Unico obbiettivo: fare luce sulla scomparsa di sua figlia Sarah. Oh Sarah. 
Ubisoft ha scelto di creare una storia lunga e anche abbastanza intricata che coinvolge il governo,  Sam e la sua adorata figlia la cui presunta morte serve a liberare il Sam Fisher crudele che abbiamo conosciuto nel 4^ capitolo.
Qui Sam, se possibile, è ancora più cattivo soprattutto perché oltre agli interrogatori violenti (una sorta di mini gioco che ricorda le torture del Punitore) uccide senza problemi chiunque si trovi sulla sua strada. 






Sam non è più un ninja silenzioso, è una spietata ombra assassina che divora tutto ciò che gli si para davanti. È tanto vorace che i livelli di dividono a metà tra stealth puro e momenti di pura carneficina attraverso scontri a fuoco particolarmente fragorosi.
Personalmente mi è dispiaciuto questo cambiamento di prospettiva anche se il risultato è ampimente raggiunto: ci si diverte. 
Certo è un po seccante vedere il proprio gioco stealth preferito ridurre a 2 il numero di mosse per nascondersi nell'ombra: il sistema di copertura è infatti quasi identico a quello di Gear of Wars, con la possibilità di sparare "alla cieca" dietro al riparo.
Un cambio di prospettiva niente male, un esperimento azzardato ma alla fine devo ammetterlo mi ha dato soddisfazione.

MULTIPLAYER

Ma il gioco non finisce qui. La modalità migliore è sicuramente il multiplayer. Dimenticatevi ricognizioni solitarie  e lunghe attese, Ubisoft ha realizzato una storia secondaria da completare in cooperativa in LAN o attraverso internet. Se in single player abbiamo preso confidenza con i comandi e gli strumenti tecnologici, le partite online daranno molta soddisfazione sopratutto se il vostro compagno è in gamba. In questa modalità azioni banali come puntare un nemico, assumono un significato completamente differente permettendoci di elaborare insieme al nostro amico catene di azioni complesse e magistralmente sincronizzate. Oltre agli attacchi a sorpresa potremo eseguire piccole acrobazie per raggiungere posti impensati e sopratutto curare e rifornire il nostro compagno.
Oltre alla storia cooperativa il gioco mette a disposizione una sorta di deathmatch stealth tra umani e qualche missione sfida da giocare in solitario.

IN CONCLUSIONE

Splinter Cell: Conviction è sicuramente un pallido ricordo dei giganti che lo hanno preceduto (sopratutto il 1° ed il 3° capitolo) ma resta un gioco godibile, divertente e molto spensierato. Si finisce in fretta, si gusta fino infondo e regala un pò di soddisfazioni oltre che a qualche colpo di classe che vi farà gridare "figooo".

Voto 7.5

06 set 2012

Nexus 7

E' Arrivato! 
A dispetto della confusione delle date di consegna indicate sul sito FNAC (inizialmente doveva partire il 3/09 poi il 04/09 poi il 14/09, nessuna email di conferma spedizione ricevuta, ecc..) oggi mi è finalmente arrivato il fantastico (!!!) Nexus 7 by Google!

Questo gioiellino mi è stato recapitato con un semplice pacco di cartone senza imbottiture, ma la solidità della confezione non mi ha mai fatto temere il peggio.

Seppur io non sia un amante di questo modello di confezioni "stilose" modello Apple (e Samsung di conseguenza) dove il prodotto è in superficie seduto su uno scomparto nascosto (in questo caso) dove risiedono le indicazioni d'uso, il cavo mini-usb e l'adattatore per Presamuro-USB il cartone dell'involucro nero è molto resistente e sicuramente resistente a gran parte degli urti.

Lo schermo è protetto da una plastichina adesiva che da indicazione delle posizioni dei tasti di volume, accensione e ingresso USB, le uniche parti "fisiche" del prodotto. Tutto il resto è puro schermo e software.

 Appena preso in mano da una buona sensazione al tatto: il posteriore è come gomoso e la cornice dello schermo calza a pennello senza difetti. Accendiamolo.

Dopo qualche secondo (circa 30) di caricamento il sistema operativo Jelly Bean (4.1) è già caricato e richiede i classici passaggi di configurazione per un nuovo prodotto android: Lingua, account Google e  rete wifi a cui collegarsi. Neanche il tempo di inizializzare il prodotto che le applicazioni di base di Google inziano ad aggiornarsi nel market, poco dopo arriva la segnalazione di un aggiornamento del sistema operativo: la versione 4.1.1 . L'aggiornamento scorre veloce e richiede il riavvio del tablet che anche questa volta stupisce per rapidità: poco meno di 30 secondi e sono già sul market a scaricare le mie applicazioni preferite che utilizzerò nei prossimi giorni:
  • News Republic
  • Facebook
  • Twitter
  • MoboPlayer
  • VLC mobile (Beta)
  • Instagram
  • StumbleUpon
  • Dead Trigger
  • Eternity Warriors 2
  • Real Fooball 2012
  • Socces Superstar 2012
  • Jewels Star
  • Blogger
Aggiornamenti nel prossimo post!


05 set 2012

SUPERIOR

SUPERIOR di Mark Millar & Leinil Yu


Trama

Immaginate di avere 12 anni. Immaginate di avere una grave disabilità fisica come la sclerosi multipla, immaginate che tutto quello che vi sembrava normalità vi è stato portato via e l'amore materno e la complicità del vostro migliore amico non riescono a riempire abbastanza la vostra vita, perchè quella malattia vi fa sentire debole e impotente, per nulla bello e anche senza speranza. Immaginate di avere un eroe. Un unico idolo da amare e a cui affidare i propri sogni.
Se nel pieno della notte, una scimmia spaziale entrasse nella vostra cameretta e vi concedesse di esprimere un unico desiderio, quale sarebbe?

Svolgimento


Qualunque cosa possiate immaginare non sarà la prima cosa che vi passa per la testa. Perchè la prima cosa che pensate potrebbe essere forse la più stupida. Tipo essere un supereroe.  E' naturale è esattamente quello che succede a Simon Pooni il protagonista di questa fiaba dell'epoca moderna.
Come è normale aspettarsi, un desiderio tanto speciale non farà che portare guai e imprevisti, ma per almeno metà del fumetto vi godrete, esattamente come Simon, con stupore, felicità e divertimento il vostro nuovo aspetto e i vostri fantastici poteri. Simon è un anima buona, pura e questo lo trasforma non solo nel più forte supereroe dei fumetti del suo universo narrativo, ma anche quello più buono grazie al suo cuore e al suo coraggio. 
Affascinato come poche volte mi è successo in tempi recenti, è piacevole scoprire vecchi cliché del genere (una giornalista tutte curve che prova a scoprire le origini del supereroe comparso sulla terra, desideri e missioni impossibili risolte con semplicità e con tanto humor) senza annoiare e senza stancare. 
Il fumetto purtroppo è solo composto da solo 4 microvolumi e presto dovremo abbandonare un mondo utopico dove il male viene sconfitto senza sofferenze e senza sacrifici da un supereroe che assomiglia tanto a Superman ma che ha molti meno nemici e complicazioni psicologiche e sentimentali.
Con la comparsa dell'unica coppia di nemici capaci di tenergli testa, Simon Pooni alias Superior sarà costretto a scoprire se stesso, a trovare la forza anche quando crede che tutto sia perduto anche quando crede di non essere più all'altezza.

Pregi

Questo fumetto mi è piaciuto molto, a conti fatti anche più del tanto rinomato precedente prodotto di Miller: Kick-Ass  Simon è un eroe senza macchia, un personaggio che ha un anima candida e pulita come mai si era vista in un fumetto (neanche Spiderman è tanto immacolato) ed è questo quello che affascina di più. Una volta tanto Simon, nonostante i suoi problemi, non passa l'intero fumetto a rimuginare sulla sua esistenza o su cosa sia giusto fare. Simon è Superiore a questo, è irresponsabile, agisce prima di pensare, ma qualunque fa è mosso dalla sua anima candida, un anima che solo un dodicenne può avere. Anche il suo migliore amico Chris è un ottima spalla, un Jim Rhodes giovane e ugualmente spensierato e buono. I ragazzi ne hanno passate tante, ma anche qui, il tema è trattato con semplicità e rapidità spostando l'attenzione sul bello e il buono che c'è nel mondo più che nel suo lato peggiore.
I disegni sono meravigliosi, assolutamente pefetti per una rappresentazione pulita e ralistica. La scimmia spazio è geniale e con molto carisma grazie soprattuto ai disegni e alle espressioni che gli vengono dipinte in volto.
Riesce bene anche la giornalista sexy Madeline Knox riesce bene nel ruolo di nemica-amica del protagonista, senza deludere nel finale in cui mostrerà la sua vera natura. Adorabile.


Difetti

Purtroppo il difetto principale del fumetto non è proprio la sua lunghezza, perchè onestamente allungare troppo gli eventi avrebbe probabilmente fatto perdere la magia che questi 7 capitoli riescono a strizzare e a tenersi stretti; piuttosto il suo difetto principale è che non si poteva fare di più. 
Il fumetto va via liscio come bere un bicchiere d'acqua fresca, che vi disseta che vi scivola con le sue bollicine giù per la gola, ma sapete bene che un altro sorso non potrà darvi lo stesso effetto dissetante. Bisogna goderselo per quello che è, un piccolo gioello in cui rispecchiarsi ogni tanto per ricordarsi quanto a volte le cose possano essere semplici in un mondo fatto solo di problemi e di pensieri.


Voto 9

Limpido.





20 ago 2012

Deus Ex: Human Revolution

L'idea di realizzare un prequel ad uno di giochi di maggior successo del panorama videolugico, può creare qualche aspettativa di troppo. Deus Ex: Human Revolution, dopo oltre 30 ore di gioco soddisfa il palato dei giocatori appassionati, ma purtroppo non è che un pallido tentativo di confrontarsi con il capostipite della saga. Ecco perché!

Storia 4,5

La storia è banale e poco approfondita. Partendo da un cliché già sperimentato numerose volte, Deus Ex ci catapulta nei panni del responsabile della sicurezza del leader mondiale nella produzione di bio-tecnlogie; la Sarif Industries). Ovviamente qualcosa va storno nei primi 10 minuti di gioco e così, un potente gruppo di mercenari assalta l'edificio in cui il protagonista lavora. L'assalto porterà alla scomparsa della moglie del protagonista (capo ricerca delle Sarif Industries) e di alcuni scienziati, oltre che dei gravissimi danni fisici al protagonista (Adam Jensen). Adam verrà completamente "riparato", impiantando senza il suo consenso numerosi innesti bio-tecnologico, che lo renderanno un perfetto stereotipo di una bambola di pezza. Ogni sua parte del corpo potrà essere "potenziata" utilizzando dei specifici punti abilità chiamati Praxis (che si potranno comprare anche nei supermercati medici e sul mercato nero oltre ad essere guadagnati dopo il levelup).
La storia prosegue nel più banale dei modi: trovare gli assalitori, scoprirne la morale e chi regge i fili del gioco.

Se avete alle spalle un pò di cultura pop, tutto saprà di già visto con profondi richiami alla filosofia e a mondi virtuali ben noti come Matrix, AI e Blade Runner.
La mia critica non vuole però essere distruttiva, ma anzi, vi spiegerò perchè una storia tanto banale poteva trasformare il gioco in un capolavoro.
Siamo agli albori di un mondo dove tecnologia e umanità si stanno accavallando, uomini e donne usano gli innesti per superare i propri limiti umani, per svago, per dovere o per puro fanatismo. Molto spesso ci verrà posta la domanda se gli innesti non abbiano portato via un pò della nostra umanità insieme alle nostre ossa e alla nostra carne. Spesso dovremo confrontarci con chi è costretto a convivere con la bio-tecnologia per necessità o per imposizione: è qui che potrete superare voi stessi, entrare nello schermo e, grazie al discreto gestore delle conversazioni, convincere le persone della vostra posizione: confortandole, aiutandole o disprezzarle. Le opzioni di dialogo non sono mai tantissime (3 di norma) ma sono abbastanza complesse e strutturate per portare, attraverso una serie di scelte consecutive, la discussione verso il vostro pensiero. Attenzione non è un simulatore filosofico, ma più di una volta (ad esempio alla fine del gioco), mi sono trovato a leggere le stesse cose che avrei detto io, faccia a faccia, se la situazione fosse accaduta nella realtà.
Proprio perchè questa parte del gioco è tanto ben congegnata, mi domando come sia possibile che una parte fondamentale del gioco SPOILER ( il ritrovamento della moglie) sia liquidato in meno di 40 secondi di gioco. RIDICOLO!

Concludo l'analisi della trama spiegando anche il peggiore difetto del gioco: indipendentemente dalle scelte che compirete, indipendentemente dalle precedenti ore di gioco, se ritroverete nell'ultimo livello tutti i personaggi chiave del gioco, premendo uno dei quattro pulsanti messi a disposizione sceglierete come concluderlo. 
Niente conseguenze, niente studio e analisi della propria morale, nessuna scelta personale influirà sul risultato finale: tutto si ridurrà ad un semplice gesto che per assurdo può opposto al resto delle vostre scelte. Illusione del libero arbitrio.

Ambientazione 7

Non me la sento di distruggere anche questo aspetto, però, a conti fatti, il gioco non supera neanche metà delle aspettative che uno si poteva fare dai primi minuti di gioco. 
L'ambientazione cyber punk mi piace, e vi assicuro rende abbastanza sopratutto per questo costante abbinamento Nero/Arancione. La gente potezionata è fenomenale e la Sarif Industries è ben caratterizzata, per non parlare di alcuni protagonisti che sono ben disegnati e caratterizzati. Purtroppo però le note positive finiscono qua: la città conta si e no 30/40 vie percorribili, stazioni della metro che semplicemente teletrasportano da una parte all'altra della città. La città è morta e non c'è alcun ciclo giorno notte. Il locale notturno principale (lo Hive)è abbastanza piccolo anche se l'esterno ha un bellissimo concept (che richiama un nido d'api per l'appunto), ma al suo interno non c'è movimento, non c'è personalità e non si può fare granchè. Non esistono veicoli pilotabili e tutto è abbastanza statico ed immobile. Il sistema fognario è da dimenticare, con i suoi 10 vicoletti con bombe e teppisti violenti. Il bordello della città è piatto e poco movimentato, mentre la metà del resto delle mappe interne sembra un susseguirsi degli stessi spazi sono con disposizioni leggermente differenti. Male anche le armi, poco personalizzate e anche brutte da vedere (come il taser). Un pasticcio? No, anche qui un occasione sprecata. I vari Taggart, Sarif e Hugh Darrow sono attori, persone complesse, ricche di contenuti e molte cose da dire e da far intendere. Sarif all'inizio vi farà intendere di essere un poco di buono, eppure grazie a qualche dialogo scopriremo la sua profonda amicizia e rispetto nei nostri confronti. Gli scontri verbali con Taggart hanno qualcosa di epico, infondo non capita spesso di confrontarsi con un esponente dei poteri forti moderni (fururi).

Gameplay 8

Ok, qui c'è poco da fare gli schizzinosi. Deus ex promette un gameplay vario, dinamico e a completa discrezione del giocatore. Obbiettivo centrato e promessa mantenuta. Possiamo affrontare la decina di missioni disponibili in tutti i modi che vogliamo. Possiamo giocare cercando di diventare uno spettro, senza mai farci scoprire, senza mai uccidere nessuno, penetrare nelle stretture dai pertugi più nascosti e possiamo hackerare ogni sistema di sicurezza più che farlo saltare in aria. Oppure possiamo sfondare la porta principale e massacrare tutti con i potenti armamenti potenziati (si c'è anche questa possibilità anche se un pò scarna) e la nostra mira potenziata combinata con una corazza potenziata. I potenziamenti sono molti e possono letteralmente piegare la realtà ai nostri piedi: permettendoci di migliorare l'hacking, la difesa, sfondare muri, piombare dall'alto producendo una grande onda d'urto, diventare immuni alla granate flash, aumentare il tempo di corsa e via dicendo; le vere abilità "eccezionali" però sono solo 4: possiamo ottenere l'invisibilità, vedere attraverso i muri,  utilizzare un arma potente incorporata nella corazza o muoverci in completo silenzio. Potenziamenti e "poteri" davvero divertenti e ben animati che aiutano a godersi al meglio l'avventura. Personalmente ho proferito l'approccio stealth, mi è sembrato quello più interessante: il mirino e il sistema dei danni non mi hanno entusiasmato all'inizio del gioco, perciò ho preferito questa modalità: consigliatissima!

Conclusioni

Un gioco da avere e gustare. Lasciate perdere le critiche pesanti, questo è un gioco di alta classe e se ci fosse stata un pò più di cura sarebbe stato un altro capolavoro. Purtroppo è demotivante sapere che non ci sono fazioni a cui allearsi o con cui interagire a differenza del titolo originale, la libertà c'è, ma infondo infondo avrete sempre la sensazione di seguire un lungo corridoio senza alternative. Divertente e pieno di stile, un bel gioco con cui passare un pò di tempo.


VOTO 8


10 ago 2012

Il guardiano degli innocenti


Il bellissimo libro, di Andrzej Sapkowski,  una raccolta di 7 racconti introduce in modo elegante e coinvolgente al mondo di The Witcher, universo fantasy di invenzione dell'autore.

Le 6 storie sono slegate tra loro e tenute insieme dalla 7^ storia che si occupa di richiamarle tramite flashback, sogni e racconti tra un evento e l'altro.

Attraverso la prima storia impareremo a conoscere il witcher protagonista dell'intero universo realizzato da Sapkowski: Geralt di Rivia.
Il mondo fantasy pesca a piene mani dagli standard del genere classico: troveremo castelli, re, ordini cavallereschi, magia, elfi, gnomi, vampiri e licantropi, ma con una giusta dose di originalità sopratutto riguardo a mostri, maledizioni e religioni.
Il Witcher (lo strigo in italiano) non è altro che la versione maschile di una strega: possiede poteri magici (non troppo complessi), riflessi e capacità fisiche sovraumane (grazie a infusi assunti in tenera età) e un rigoroso codice etico e professionale.

Lo strigo si rivela subito intelligente, rispettoso delle leggi, astuto e molto molto affascinante:
la sua figura mistica, legata a origini nascoste e approssimative, svolge discorsi curati e astuti che svelano le sue intenzioni solo al termine degli eventi; attrae fortemente il lettore a scoprire le nuove avventure con le nuove situazioni che lo coinvolgeranno.

Riguardo alla trama dei racconti in particolare dei 6 centali, si avrà presto modo di comprendere la particolarità della scelta narrativa dell'autore.
Ogni storia inizia con un problema, una situazione particolare, un obbiettivo, prosegue con uno svolgimento lento, con picchi di azione e frenesia che hanno il compito di raccontare al meglio il contesto, l'ambiente, i personaggi e infine termina con un evento, una battaglia, un dialogo particolarmente movimentato ed un ventaglio di scelte dove Geralt sarà chiamato ogni volta ad affrontare il proprio codice, l'etica e la morale per trovare la risposta corretta, anche se impensabile.

Nella prima storia allo strigo, per esempio,  viene proposto come compito quello di sciogliere una potente maledizione che affligge la figlia di un ricco re. L' obbiettivo.
Presto però, avversari politici del re, antagonisti vari e insospettabili malandrini proporranno a Geralt soluzioni alternative all'esorcismo: uccidere la principessa, fuggire con una ricca borsa d'oro, oppure sciogliere la maledizione ed uccidere il re; tutte situazioni e soluzioni che Geralt dovrà comprendere e approfondire e solo con un grande sforzo riuscirà a trovare la soluzione migliore (che a volte può non essere quella giusta).

Il libro scorre veloce tra una storia e l'altra dove combattimenti, mostri, onore e amore si alternano costantemente unendosi nel finale in una splendida "armonia".

Ho letto il libro DOPO aver giocato al videogame tratto da questo particolare mondo e anche se non vi sono tantissimi punti in comune a livello narrativo, ho trovato eccezionale il modo in cui rappresenta perfettamente le immagini evocate nel libro e che le scelte morali di Geralt siano state trasferite nel videogioco come colonna portante del gameplay.

Mostri, città e molti personaggi collimano perfettamente tra libro e gioco e lo stesso Geralt è trasferito da un media all'altro immutato.

Mi sento di consigliare il libro a chiunque vada pazzo per il fantasy e chi apprezza le storie mature dove ragione e sentimento collaborano pienamente.

p.s. Dopo averlo finito devo ammettere che era più azzeccato come titolo, una traduzione letterale dall'inglese "The Last Wish".


Storia: 8 - Storie individuali di ottimo livello, ma manca una storia portante.
Ambientazione 8 - In parte del tutto normale, ma lo strigo e i suoi mostri sono una novità intrigante
Personaggi 10 Speciali, ben caratterizzati, quasi vivi. REALI.
Edizione 8 Copertina rigida più sovacoperta. Buona carta e stampa, solida.

Voto: 9  Fantasy da urlo, intrigante, coinvolgente e molto molto emozionate. Da leggere